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Scritto da Dino Paternostro (Cittanuove.it) Sabato 12 Maggio 2012 12:52
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Carlo RutaCarlo Ruta è stato assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste. L’informazione sul web è salva. La sentenza di Cassazione del 10 maggio 2012 da questo momento istituisce l’alveo in cui dovranno muoversi i legislatori della Repubblica. Il Parlamento, se non vuole cadere anche in questa materia nel discredito generale, non potrà più sottrarsi all’onere di garantire, con una legge chiara, la libertà d’informazione e di espressione in rete.
Oggi è un giorno importante per il web italiano. La sentenza di assoluzione con formula piena allo storico e saggista Carlo Ruta, emanata dalla III Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Saverio Felice Mannino, sancisce in modo chiaro e inequivocabile che l’informazione in rete non può essere considerata “clandestina” né un reato (per il solo fatto di esserci, a prescindere da qualsiasi contenuto). Il testo di questa sentenza, che nasce da un procedimento penale unico nel suo genere in tutto l’Occidente, è un patrimonio prezioso per il Paese, ed è importante che ispiri una legge in grado di tutelare con pienezza la libertà di informazione e di ricerca attraverso lo strumento del web. Il Parlamento, in tutte le sue aree, sa a questo punto qual è il suo compito e in quale alveo dovrebbe scorrere la normativa che sarà emanata sulla comunicazione in rete. La massima corte di giustizia con il suo pronunciamento ha chiuso di fatto un’epoca di equivoci e ha posto fine alle mezze misure. L’informazione sul web da oggi è più libera. È quindi una vittoria di tutti, del Paese, della democrazia.

Leggi tutto: Stampa clandestina on line, per la Cassazione il reato non sussiste. Assolto Ruta

Scritto da Comitato Teatro Garibaldi Aperto Sabato 12 Maggio 2012 12:46
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Uno spazio destinato alla cultura non può chiudere per ragione alcuna.
La sua assegnazione e la sua vita devono essere garantite da criteri di gestione trasparenti e rigorosi, nel rispetto del valore dell’arte in tutte le sue forme di espressione.
Per questo restituiamo oggi alla sua naturale funzione il Teatro Garibaldi: l’ennesimo spazio negato alla città, un luogo che ci appartiene come cittadini e come lavoratori dello spettacolo, della cultura e dell’arte.
Come cittadini abbiamo il dovere di difendere il patrimonio artistico del nostro Paese, il dovere di sottrarlo alla gestione clientelare e priva di progettualità. Chiediamo alla cittadinanza di aderire alla nostra lotta e partecipare alla nostra azione.
Come lavoratori dello spettacolo, della cultura e dell’arte e come espressione della nuova generazione creativa di questa città abbiamo il diritto di essere riconosciuti interlocutori indispensabili nelle scelte politiche che riguardano il nostro settore, il nostro lavoro, la nostra vita.
Gli spazi della cultura sono luoghi di aggregazione, crescita e confronto per i cittadini.
Oggi inauguriamo un progetto nuovo, che, partendo dall’affidamento e dalla gestione degli spazi, e dall’elaborazione di un modello, rimetta in circolo le realtà produttive e culturali della nostra città, prescindendo dall’ingerenza dei partiti, dai ricatti delle clientele, dall’aridità dei finanziamenti a pioggia.

Leggi tutto: Palermo, l'occupazione del teatro Garibaldi. Il manifesto

Scritto da Redazione Infoaut.org Venerdì 11 Maggio 2012 16:03
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Dopo cinque mesi dalla chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese è partita una mobilitazione finalmente incisiva da parte degli ex lavoratori Fiat.
Ieri mattina infatti quello che doveva essere un semplice sit-in convocato da CGIL CISL e UIL di fronte i cancelli della BM Sud è stato scavalcato dalla rabbia degli operai ed è stato trasformato in un'occupazione ad oltranza dell'agenzia delle entrate del paese: oggi si è determinata quindi una svolta nella lotta degli operai di Termini Imerese e soprattutto nel confronto tra la base e i rappresentanti sindacali.
Le stantie mobilitazioni sindacali hanno ormai lasciato il passo e le molteplici sconfitte della vertenza degli operai di uno dei poli industriali più grandi della Sicilia spingono i lavoratori a praticare altri metodi di lotta e a identificare e colpire obiettivi reali. Come dicono le parole di Russo, uno degli operai in cassa integrazione: “le manifestazioni tradizionali non servono a nulla e noi avevamo già detto di non essere d'accordo: quella del 30 aprile è stata una sorta di rito funebre. Oggi blocchiamo l'Agenzia ma è solo l'inizio perché per ottenere risposte bisogna colpire obiettivi precisi”.
Così gli oltre 2200 operai che si sono visti chiudere in faccia i cancelli della loro fabbrica ormai cinque mesi fa stanno riprendendo in mano il loro destino ed esigono risposte prima di tutto dal governo.

Leggi tutto: Palermo, gli operai di Termini Imerese occupano Agenzia entrate

Scritto da Redazione Terrelibere.org Sabato 05 Maggio 2012 15:08
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La visione di Diaz, il film di Daniele Vicari sui fatti di Genova, pone un interrogativo: come è stata possibile una sospensione così grave dei diritti umani? A questa domanda vorremmo aggiungerne una più grave: siamo sicuri che non ci siano - in corso - situazioni simili?
Ogni giorno riceviamo segnalazioni più o meno gravi dai CIE di tutta Italia. I migranti reclusi denunciano aggressioni e pestaggi, specie dopo le fughe. E` una sorta di rappresaglia. Una vendetta che colpisce anche chi alla fuga non ha mai pensato.
Gli indizi sono tanti. Frammenti come quelli emersi da Ponte Galeria, da Bari, da Santa Maria Capua Vetere, da Gradisca d`Isonzo o da Palazzo San Gervasio. Oppure agghiaccianti denunce come quella che proviene dal CIE di Milo. Non solo violenze fisiche, ma anche mentali. Far dormire una persona su un letto bagnato è un gesto incivile anche se non lascia tracce.
"Questa notte alcuni di noi sono fuggiti. Ma le forze dell`ordine ci stanno trattando in maniera disumana, hanno picchiato tanti di noi, e hanno bagnato tutte le nostre brande con acqua, shampoo, sapone liquido e dentifricio". "Loro entrano e massacrano tutti, picchiano ma picchiano veramente. Verso mezzanotte è entrata la polizia nel nostro settore. Siamo stati costretti a stare tutti seduti faccia a terra nella terra bagnata dagli idranti, fino alle quattro di mattina. Da tanti anni in Italia non abbiamo mai visto una notte come quella di ieri". Non è Bolzaneto. E` Milo.

Leggi tutto: Cie. Quante Diaz ci sono ogni giorno?

Scritto da Piero Paolino (Il Clandestino - Ossigeno) Sabato 05 Maggio 2012 15:01
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Giovanni SpampinatoVenerdì 27 aprile a Trieste, nel corso di una cerimonia pubblica,  è stata inaugurata la nuova sala stampa del Comune, intitolata alla giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006, divenuta un simbolo della battaglia per affermare la libertà di informazione, un nome che si vuole indicare come esempio di coraggio e di impegno professionale. All’inaugurazione hanno partecipato il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, la vice sindaco Fabiana Martini, il segretario generale della Fnsi Franco Siddi e i vertici del sindacato e dell’ordine regionale dei giornalisti.
A Ragusa
invece è stata chiusa in data imprecisata e senza darne comunicazione la Sala Stampa “Giovanni Spampinato” inaugurata nel 1995 dall’Amministrazione Provinciale di Ragusa e dedicata, in segno di omaggio, al giornalista di Ragusa, corrispondente dell’Ora e dell’Unità, assassinato 40 anni fa, il 27 ottobre 1972.
La Sala stampa Giovanni Spampinato fu inaugurata il 22 luglio 1995 alla presenza delleautorità locali, del presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Mario Petrina, e dei genitori di Giovanni Spampinato, con l’impegno di onorarne la memoria. Nel 2007 al cronista di Ragusa è stato conferito il Premio di Giornalismo Saint Vincent speciale alla memoria ”riconoscendo in lui la memoria di tutte le altre vittime” nel campo del giornalismo. La sua figura è stata indicata come esempio di impegno civile e professionale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e da numerose personalità. “Guai se Ragusa dimentica Giovanni Spampinato”, disse don Luigi Ciotti nel 2009.

Leggi tutto: Trieste ricorda Anna Politkovskaja. Ragusa dimentica Giovanni Spampinato

Scritto da Rosario Cauchi Sabato 05 Maggio 2012 14:55
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Francesco Belsito e Renzo BossiLa sua voce venne registrata dalle cimici collocate dagli inquirenti della Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta praticamente dieci anni fa.
Allora, Francesco Belsito, attualmente ai vertici delle cronache politico giudiziarie nazionali per essere uno degli artefici del sistema
economico allegro messo in marcia dai rappresentanti padani della Lega Nord, si intratteneva telefonicamente con esponenti della criminalità organizzata gelese.
Alcuni affiliati al clan Rinzivillo, da anni radicati in Liguria, si erano ritrovati in affari con il gruppo imprenditoriale Cost Liguria e con la controllata Cost Service: aziende operanti nel settore immobiliare.
A controllarle erano proprio l'ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito e il suo socio Ermanno Pebla.
I due imprenditori liguri non disdegnavano rapporti d'affari con le imprese edili controllate dalla famiglia Rinzivillo.

Leggi tutto: Francesco Belsito e gli affari con il clan Rinzivillo

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