In una sua intervista rilasciata in esclusiva per "Il Clandestino" Martino Morsello, uno dei leader dei "Forconi", denuncia accordi fra Mariano Ferro e Raffaele Lombardo. Sul caso "Forza Nuova" rivela che tutti all'interno del movimento sapevano
Lo hanno ribattezzato "Ex carcere", in nome di una vecchia occupazione. I ragazzi del laboratorio Vittorio Arrigoni, il centro sociale sgomberato dalla polizia poche settimane fa, hanno occupato questa mattina una complesso storico nel centro di Palermo, al civico 17 di via san Basilio, a due passi dalla centralissima via Bandiera.
Si tratta di un ex convento, successivamente adibito a scuola, di proprietà del comune ma abbandonato all'incuria da una decina di anni. L'edifico - dicono i ragazzi - è stato occupato proprio "in risposta alla politica repressiva che chiude i centri sociali per riconsegnare al degrado gli spazi pubblici".
"Gli studenti insieme con i precari, il collettivo Ex- Carcere, gli attivisti del laboratorio Vittorio Arrigoni ed un folto gruppo di artisti delle compagnie teatrali palermitane - si legge in un comunicato degli studenti - hanno dato vita ad una nuova occupazione in via San Basilio.
Zied non ha nulla da festeggiare. Dopo aver passato l`anno scorso per le strade di Tunis rischiando la vita ogni giorno, il 14 gennaio, primo anniversario della rivoluzione, non scenderà in piazza. E guardando chi sono gli invitati a festeggiare l`anniversario non gli si può dare torto. Non solo dunque un`aspettata quanto non gradita vittoria degli islamisti. Ed i segnali della loro presenza nel paese si fanno sentire sempre più. Ma anche dover condividere il giorno della Révolution de la dignité et de la liberté con chi lontano dai fasti questa dignità e questa libertà non sa dove stiano di casa. Di certo, non nei loro paesi.Mi riferisco proprio agli invitati all`anniversario: l`emiro del Qatar, Cheikh Hamad Khalifa Al Thani, il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, il presidente del Consiglio di transizione libico Mustfaa Abdeljelil ed altri invitati rappresentanti di Marocco, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuweit e Palestina. Una bel concerto di vecchie e nuove repressioni e poche speranze per un compleanno a cui non tutti dovevano essere invitati.
La capitale è già in festa, almeno così sembrerebbe dai manifesti sparsi per la città e dagli eventi culturali della settimana. Tra i numerosi spettacoli delle giornate teatrali di Carthage, Tawaseen di una compagnia tunisina, ha messo in scena l`incontro immaginario di quattro celebri filosofi arabi in una caverna, che prima di morire si ritrovano a discutere sulle possibili forme di governo.
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Continua da oltre 72 ore il blocco della Sicilia organizzato dal movimento “Forza d'Urto” per assestare un segnale forte contro la classe politica, contro il caro carburante e per dare voce, ancora una volta, alla crisi che sta mettendo in ginocchio l'isola. Presidi sparsi tra le nove province con una forte presenza di autotrasportatori, agricoltori, pescatori e cittadini vari. A subire i disagi specie gli automobilisti costretti a subire code chilometriche nei punti nevralgici della rete stradale siciliana. Benzina esaurita quasi ovunque, i generi di prima necessità scarseggiano già in molte città. Una protesta sicuramente sentita, ma su cui sembrano piombare ombre e sospetti. Numerose segnalazioni di minacce dei presidianti ai danni degli autotraportatori “colpevoli” di non volersi fermare, sono centinaia (se non migliaia) i lavoratori costretti, per questa ragione, a sospendere il proprio lavoro. Eppure il movimento, nell'organizzazione della protesta, faceva riferimento solamente a dei fermi volontari. La stessa sorte è toccata ai commercianti di diverse località dell'isola la cui adesione alle agitazioni è stata coatta, pena vetrine rotte. Sospetti anche sulle infiltrazioni politiche all'interno di “Forza d'Urto”.
Mentre scriviamo è in atto in tutta la Sicilia la protesta organizzata da Movimento dei forconi, Aias ed altre associazioni minori che si sono man mano aggregate. Si tratta di una realtà eterogenea, le cui potenzialità erano note, ma la cui portata sociale si potrà cominciare a verificare a partire da questa settimana. Di fatto, dopo la protesta degli anni ottanta degli “abusivi per necessità”, non si erano più verificati movimenti così diffusi e radicali, in grado di intercettare il crescente malcontento e di dare delle risposte alla crescente voglia di protagonismo, da anni repressa nei meccanismi del clientelismo e della delega.
Un movimento di tal fatta non poteva non destare l’attenzione di chiunque abbia interesse a creare un clima di “rivolta” per pescare nel torbido, o da parte di chi sente sia giunto il momento di portare allo scoperto le proprie rivendicazioni corporative. E’ così che la destra, da tempo attenta agli sviluppi di questo movimento, ne canta le lodi, e dove può, partecipa in maniera anonima con i suoi militanti ai blocchi stradali; è il caso di Forza Nuova e di altre sigle della galassia neofascista; è il caso dell’arcipelago indipendentista. E’ anche il caso di Zamparini, l’industriale presidente del Palermo calcio, e del suo Movimento per la gente, costituito per lottare contro Equitalia. Quest’ultimo pare abbia anche fornito risorse economiche al Movimento, ovvero a “Forza d’Urto”, la sigla unificante sotto cui si svolgono le manifestazioni di questi giorni.
Leggi tutto: Sul movimento dei forconi e la rivolta popolare in Sicilia
Le famiglie mafiose della zona nord della provincia di Caltanissetta non si sarebbero per nulla defilate: ma, anzi, starebbero attraversando una fase di riassetto.Per questa ragione, i carabinieri del reparto provinciale e quelli del Ros hanno arrestato tre presunti affiliati a Cosa Nostra di Sutera e Campofranco. Le manette sono scattate per il cinquantacinquenne Calogero Grizzanti, per il cinquantaquattrenne Salvatore Pirrello e per il cinquantottenne Ambrosio Vario.I tre sono accusati di essere affiliati alle famiglie dei due piccoli centri della provincia nissena.Gli inquirenti ritengono che proprio Calogero Grizzanti avesse, da qualche tempo, assunto il ruolo di capo della famiglia di Sutera, tradizionalmente legata a quella di Campofranco.
Gli accordi, infatti, prevedono che gli introiti dei due gruppi debbano essere suddivisi a metà.
Indicazioni in questo senso, sono state assicurate dal collaboratore di giustizia Maurizio Carruba.
L'uomo, da tempo, sta collaborando con gli inquirenti dopo una lunga militanza tra le famiglie del Vallone nisseno.
Salvatore Pirrello e Ambrosio Varo, invece, sarebbero due affiliati di spicco della famiglia di Campofranco.
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