All'inaugurazione della nuova sede delle società chiamate a realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, mercoledì 14 luglio, ci sarebbe dovuto essere anche il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Il quartier generale di Eurolink (il consorzio general contractor per la progettazione e i lavori) e dei soggetti impegnati nel monitoraggio ambientale e nel project management, sarà ospitato all'interno del Polo Papardodell'Università degli Studi di Messina, a pochi chilometri dall'area dove dovrebbe sorgere uno dei due piloni della mega-opera. I locali sono quelli dell'Incubatore d'Imprese finanziato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». La struttura non è mai entrata in funzione; avrebbe dovuto ospitare, a regime, sino a 46 aziende di giovani e ricercatori provenienti dall'Ateneo. In cambio di un canone il cui importo è ancora segreto, Sviluppo Italia Sicilia, che l'aveva ricevuta in concessione dall'Università , l'ha sub-affittata a tempo indeterminato alle grandi aziende del Nord che partecipano al miliardario banchetto del Ponte. Una di esse, Impregilo, capofila della cordata general contractor, il Polo universitario lo conosce bene, avendo eseguito i lavori di realizzazione della Facoltà d'Ingegneria, 144 miliardi di vecchie lire per tre edifici di 35 mila metri quadrati di superficie.
Due giorni fa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti, Gianni Letta è stato ascoltato dai componenti del Copasir.
Fra i temi trattati, le conclusioni della Commissione di studio sul Segreto di Stato.
L'organo, voluto dal governo nel tentativo di fare ulteriore chiarezza sulla disciplina in materia di copertura dei documenti ritenuti strategici per gli equilibri del paese, ha, infatti, concluso l'attività presentando una relazione finale.
Da quello che emerge, però, il mistero connesso ad eclatanti casi della recente storia italiana potrebbe ancora prevalere.
Velo che andrebbe ad allungarsi anche su importanti fatti siciliani, dalla morte dell'agente Agostino all'inabissamento del Dc-9 Itavia.
Stando al gruppo di studio coordinato dal presidente emerito della Corte Costituzionale Renato Granata, “nei sei mesi precedenti la scadenza del vincolo, il Presidente del Consiglio o l'Autorità delegata, nel caso in cui ritenga di disporre la proroga, ne informa senza indugio le Autorità originatrici”.
Leggi tutto: Il segreto sui misteri siciliani potrebbe mantenersi
Lo scorso venerdì, al termine di una lunga indagine condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Ancona insieme alla Procura di Napoli, è stato possibile bloccare un presunto traffico di rifiuti pericolosi con diverse basi di partenza, fra queste anche Gela.
Almeno cento mila tonnellate di scarti, fanghi, melme, filtri, ceneri pesanti, in parte generate dal sito industriale Eni, sarebbero elementi portanti di un affare da diversi milioni di euro.
Al centro delle investigazioni, infatti, vi è la “Eco Service s.r.l.” di Corridonia, in provincia di Macerata, un'azienda specializzata nei processi di inertizzazione di rifiuti particolarmente pericolosi.
Tra i principali clienti della società marchigiana, attiva dal 1988, anche la “Raffineria di Gela s.p.a.”, inserita all'interno di un lungo elenco che annovera, fra le altre, Rai, Simens, Telecom, Trenitalia e il Ministero della Pubblica Istruzione.
Leggi tutto: Operazione "Ragnatela", da Gela rifiuti molto speciali
Editoriale
Pomigliano D’Arco ha oscurato Termini Imerese. In Sicilia la Fiat chiude, in Campania minaccia la chiusura se non si lavorerà alle sue condizioni. Marchionne si presenta con la maschera del benefattore, mentre in realtà sono i lavoratori con il loro lavoro ad aver fatto i benefattori permettendo alla casta industriale di arricchirsi e prosperare.
Solo due anni prima dell’annuncio della chiusura di Termini Imerese, ritenuta poco concorrenziale in quanto troppo onerosa, lo stesso signor Marchionne chiedeva un tavolo con Regione siciliana e governo nazionale per trovare una soluzione sullo stabilimento, per il quale assicurava di avere “un grande attaccamento perché ha dimostrato storicamente di fare delle belle cose” (Giornale di Sicilia 13/9/07); gli sembravano pochi i 325 milioni in arrivo (75 dalla Regione e 250 da Roma a fondo perduto); un aumento di questi fondi avrebbe fatto aumentare la produzione da 80.000 a 200.000 autovetture l’anno. Due mesi dopo, il 22 novembre, chiedeva ai sindacati, quali condizioni per l’incremento produttivo di cui sopra, l’aumento dei turni di lavoro a 18 settimanali, un maggiore utilizzo degli impianti e forme più flessibili nelle assunzioni (contratti di apprendistato fino a 6 anni, grazie a una legge regionale). Oltre ai soldi, alla Regione domandava interventi infrastrutturali nel porto e nell’interporto.
Due anni dopo Termini non rientrava più nei piani del Lingotto, veniva scaricata, preferendogli la Polonia.
M
artedì 20 Luglio a Palermo dalle 17.00 in piazza Verdi presidio, organizzato dal coordiamento anarchico palermitano, contro la criminalità del potere.
Nove anni fa decine di migliaia di persone si riversarono sulle strade per manifestare la loro opposizione alle politiche criminali degli otto paesi più forti del mondo.
Già da alcuni anni, il movimento antiglobalizzazione si era sviluppato ovunque. Differenti pratiche e sensibilità riunite sotto pochi elementi comuni: il rifiuto dello sfruttamento, la richiesta di maggiore giustizia sociale, il desiderio di partecipazione, l’opposizione al capitalismo globalizzato che devasta e impoverisce il mondo per saziare gli appetiti dei ricchi e dei potenti.
Dopo tante mobilitazioni internazionali, il G8 di Genova si presentò come l’occasione migliore per gli apparati repressivi per assestare un colpo mortale a quel movimento. Già nel marzo 2001 a Napoli – con il governo di centrosinistra ed Enzo Bianco al Ministero dell’Interno – carabinieri e polizia avevano picchiato duramente i manifestanti in piazza del Plebiscito. Di lì a poco, in un crescendo di tensione e di terrorismo mediatico, il governo Berlusconi avrebbe scritto una delle pagine più criminali della storia di questo paese.
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