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Accade in Sicilia - Accade in Sicilia

Gennaio 2010: rieccoci nel tugurio, Palermo riapre le porte per accogliere noi studenti universitari, troppo nostalgici, durante queste vacanze, della sua magica atmosfera , tanto da precipitarci a prenotare i biglietti dell’autobus per la traversata più indimenticabile di inizio anno. Un viaggetto soft quello che ci si prospetta davanti, da quando agguantiamo le cuffie del nostro I- pod e ci spariamo la musica al massimo a quando, dopo una miriade di fermate nei paesini più disabitati e la parvenza di un’autostrada, capiamo dal concerto di clacson, dai “Cornuto” gridati al vento e dai trecento incidenti sfiorati, di essere giunti a destinazione. Ma è solo un assaggio, prima di addentrarci nel capoluogo della Sicilia, dove la spazzatura fa d’ornamento a molte carreggiate e provare ad attraversare sulle strisce pedonali richiede un preventivo segno della croce, nella speranza che il tizio con la musica napoletana a palla freni un nanosecondo prima che il nostro alluce finisca sotto la sua ruota. Piccoli dettagli naturalmente, in confronto all’attesa del nostro amatissimo Amat, l’autobus cittadino che entro venti minuti al massimo dovrebbe prelevarci dalla fermata e condurci dove vogliamo. Ma capiamo da subito che si tratta di una presa in giro e che faremo meglio a prendere il primo bus che incontriamo e a cambiarne un altro se vogliamo avere una minima possibilità di arrivare a lezione almeno alla seconda ora.

Totale per il servizio: 1,20 euro se siamo stati fortunati a non sforare i novanta minuti. Il tutto, naturalmente, a patto che l’autobus su cui siamo siamo finiti parta regolarmente e non presenti guasti (verrebbe da chiedersi se qualcuno prenda in considerazioni le figuracce che facciamo quando a Striscia vanno in onda i servizi della Petix).Ma, per chi abbia lezione nelle sedi distaccate da quella centrale di Viale delle Scienze, come il monastero-adattato-ad-edificio-universitario “Albergo delle Povere”, i guai non sono finiti. Passando per piazza Indipendenza avrà l’80 percento di possibilità di trovarsi di fronte a un gruppo più o meno folto di manifestanti che urlano davanti palazzo d’Orleans, sede del governo regionale. Tra accampati in tenda e scioperanti che si ergono a barriera per non far passare il malcapitato autobus, ci si sarà ormai rassegnati a perdere la lezione, rincuorati dal fatto che probabilmente nemmeno il professore, visti i disagi creati al traffico, farà la sua comparsa in scena non prima degli ultimi dieci minuti della sua ora. E che dire delle segreterie? Davanti alle quali, è bene che vi piazziate due ore prima l’orario di apertura, per ottenere una qualche risposta, dopo esservi scannati con i vostri vicini d’attesa per accaparrarvi il primo biglietto del turno. A nulla vale, ovviamente, tentare di contattare telefonicamente gli uffici, completamente sordi a qualsiasi squillo. Non scoraggiatevi, però, prima della fine dell’anno si pensa che i vostri problemini burocratici saranno risolti senza accumulare più stress del necessario. Ho forse dipinto troppo drammaticamente quella che in fondo è una realtà che accomuna molti altri centri del Sud? Può darsi … In fondo avrei anche potuto parlare della ricchezza storica e monumentale di Palermo, della bellezza del centro della città, dei pochi casi di strutture universitarie efficienti, delle strade pulite, dei marciapiedi sgombri di bancarelle e motorini, dei tanti parchi e della gente educata. Eppure ho scelto di raccontare la parte peggiore, che molti di voi conosceranno bene, proprio perché mi auguro che qualcuno, un giorno di questi ,si svegli e capisca che questo andare alla deriva è un processo che deve essere invertito alla svelta se si vuole lasciare qualcosa di buono ai propri figli. In un mondo fantastico basterebbe un panno da passare sul grigiore che ricopre ogni cosa per vedere nuovamente i colori di una terra che desidera solo qualcuno che le dia un po’ d’aria e la luce che merita, che ridia dignità a dei siciliani che vogliono crearsi un futuro, qui ed ora. Sarebbe bello che le centinaia di impiegati dell’Amat, che passano le loro giornate a grattarsi la pancia nelle loro casette venissero occupati per migliorare realmente il servizio dei trasporti urbani per i cittadini, meritando lo stipendio che incassano ogni fine mese; sarebbe bello che la condizione di lavoro degli operatori dell’Amia cambiasse una volta tanto e che l’emergenza rifiuti cessasse realmente e definitivamente. Sarebbe bello che qualcuno si prendesse a cuore le storie di tutti quegli agricoltori che, nel mese di dicembre, davanti al palazzo della regione, esibivano una bara coi prodotti della terra (eloquente richiamo alla morte dell’agricoltura) e desse loro risposte concrete. Sarebbe bello che noi studenti provenienti da ogni parte della Sicilia, che contribuiamo enormemente alla crescita dell’economia di Palermo, avessimo ciò che ci spetta in rapporto alle tasse che paghiamo, ovvero mezzi pubblici nuovi e celeri, professionalità da parte dell’amministrazione universitaria, servizio mensa a prezzi accessibili, aule idonee allo svolgimento delle lezioni e strumenti all’avanguardia. Sarebbe bello, infine, che i mass media smettessero di far vedere che va tutto bene e mostrassero le cose per come stanno, nella loro interezza e, che quelli che a Palermo vivono, avessero un esempio di civiltà che venga dall’alto di chi questa Sicilia pretende di governarla.


Valentina Barresi

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