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Centri sociali occupati: passato, presente e Casapound....

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Accade in Sicilia - Accade in Sicilia

I centri sociali occupati in Italia nascono a metà degli anni settanta grazie al fervente clima politico movimentista che durerà fino agli inizi degli anni ottanta. I primi apparvero nel centro-nord, ma oggi esistono realtà di questo tipo in tutta Italia; in Sicilia le uniche città in cui sono presenti posti occupati sono Palermo (Ex Carcere, Zetalab e Ask191) e Catania (Experia e Auro).

E’ durata poco l’esperienza di Ragusa con l’Hotel la Fabbrica, uno sgombero ha, al momento, fatto terminare la storica e breve occupazione in questo capoluogo di provincia siciliano, anche se il collettivo continua a lavorare per far crescere la sensibilità sugli spazi sociali (in particolare sulla loro mancanza). Negli anni si sono registrate esperienze simili anche a Messina e Siracusa, rispettivamente “Fata Morgana” e “Asilo Politico”, nati e “defunti” a metà degli anni ’90.

Se, come detto, gli spazi occupati sono diffusi in tutta Italia, è vero allo stesso modo che in tutta Italia sembra esserci un progetto politico-poliziesco messo in atto per reprimere e chiudere spazi di socialità che spesso riescono a garantire aggregazione, assistenza agli immigrati, ai lavoratori precari, produzione culturale, informazione, scambio, solidarietà e quant’altro, tutto ciò che lo Stato (nelle sue diverse forme) non riesce o non vuole garantire. Invece di supportare iniziative meritevoli e di spessore umano come quelle appena citate, ad esempio attraverso la concessione e la ristrutturazione degli stabili occupati, Stato e Forze dell’ordine non sembrano saper fare a meno di sigilli, manganelli, arresti, denuncie e sgomberi. La storia ci insegna che tutto ciò che il potere non riesce a controllare preferisce e pretende reprimerlo.

Da Nord a Sud, da Sud a Nord la storia si ripete. Solo per citare alcuni casi, ricordiamo l’accanimento dell’ex sindaco di Bologna Cofferati che negli anni scorsi si intestò una battaglia contro tutti i centri sociali occupati della città o il più attuale sgombero del centro sociale di Modena, “Libera”, quello più recente del "Cox 18" di Milano (poi rioccupato) o l’attualissima minaccia di sgombero dello storico csoa "Askatasuna" di Torino.

E ora ci soffermiamo sulla vergognosa situazione siciliana. A Palermo l’Ex Carcere ha subìto nel corso dell’ultimo anno di vita ben cinque sgomberi, se questa non si chiama persecuzione … Lo Zetalab, dopo varie minacce di sfratto, il 19 Gennaio è andato incontro ad inesorabile sorte attraverso un violento e meschino sgombero con manganellate, persone trascinate per i capelli ed arresti, ma subito dopo rioccupato grazie anche al notevole contributo di una trentina di immigrati che all’interno dello stabile avevano la loro momentanea residenza. A Catania il 30 Ottobre del 2009 si è verificato l’ennesimo atto di prepotenza che all’alba di quella data, attraverso uno sgombero violento (con diversi feriti), ha di fatto messo in discussione uno dei pochi polmoni sociali e culturali del capoluogo etneo. Da 17 anni gli occupanti dell’Experia garantivano assistenza e sostegno a famiglie e abitanti di uno dei quartieri con il più alto grado di disagio di Catania. Laddove lo Stato era quasi del tutto assente, il centro sociale dava ai bambini del quartiere la possibilità di avere un posto dove giocare in assoluta tranquillità, studiare con il doposcuola organizzato dal collettivo e dare un minimo di progettualità al proprio futuro.

In questo quadro di instabilità e di incerto futuro è da inserire l’ascesa dei centri sociali di destra, tra i quali quelli fondati dal gruppo fascista Casapound. Essi nascono con l’esperienza dell’ occupazione da parte di alcuni neofascisti, che facevano riferimento all’area ONC/OSA (Occupazioni Non Conformi e Occupazioni a Scopo Abitativo), che nel 2003 inaugurano un fenomeno nuovo, fino a quel momento appannaggio della sinistra antagonista e libertaria. In tutta Italia, questi “fascisti del terzo millennio”, si sono resi spesso protagonisti di atti vigliacchi e squadristi: attacchi ad omosessuali, immigrati e militanti di sinistra… Proprio qualche giorno fa a Palermo, esattamente il 12 Febbraio, è stata organizzata, dai numerosi attivisti antifascisti palermitani, una contromanifestazione dal titolo “Casapound not in my town” in risposta ad un’iniziativa pubblica organizzata per commemorare le vittime delle foibe. Quello che mi auguro è che azioni antifasciste come quelle di Palermo siano all’ordine del giorno in tutte le città del nostro Paese, come per altro sta già avvenendo. Non si può lasciare spazio a chi utilizza l’arma del terrore e della prepotenza per acquisire margini di credibilità politica e sociale.

Marco Formica (frenco)

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