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Safab s.p.a., problemi per l'acquedotto Montescuro Ovest

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Accade in Sicilia - Accade in Sicilia

Il rifacimento dell'acquedotto Montescuro Ovest che serve l'intera area della Valle del Belice è atteso da diversi anni: troppo vetusti gli impianti attuali, soggetti a perdite che in alcuni tratti superano l'80%. Ma il completamento dei lavori rischia di subire un ampio slittamento. L'appalto bandito da Siciliacque s.p.a., gestore dell'acquedotto, fu assegnato il 23 aprile di due anni fa all'Ati formata da Safab s.p.a. e Ge.Co.Pre. s.p.a., seguito dalla stipulazione del contratto, comprensivo delle fasi di progettazione, espletamento delle procedure espropiative e costruzione, del successivo 9 luglio. Gli inconvenienti, però, hanno avuto inizio nel novembre dello scorso anno, quando il Prefetto della Provincia di Roma rilasciò un'informativa antimafia negativa nei confronti della Safab s.p.a., capogruppo dell'Ati aggiudicataria dei lavori. Il provvedimento veniva giustificato dagli stretti rapporti intrattenuti dai vertici della società con l'imprenditore gelese Sandro Missuto, titolare delle aziende I.g.m. s.r.l. e I.c.a.m. s.r.l. spesso subappaltatrici del gruppo romano, arrestato il 2 luglio del 2009 nell'ambito dell'operazione antimafia “Cerberus” con l'accusa di aver operato come prestanome del defunto boss gelese Daniele Emmanuello.

La decisione prefettizia generava lo stop di diversi cantieri avviati dalla Safab s.p.a., compreso quello del tunnel dell'Altopiano delle Rocche in Abruzzo. Ma innestava, ancora, ulteriori reazioni: al punto da indurre Siciliacque s.p.a., due giorni dopo l'emissione dell'informativa antimafia negativa, alla rescissione del contratto finalizzato al completamento dei lavori dell'acquedotto Montescuro Ovest. La Safab, però, decideva di opporsi alla mossa compiuta dalla stazione appaltante, agendo innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. I giudici, tramite decreto del 15 dicembre del 2009 e successiva ordinanza del 15 gennaio di quest'anno, non accoglievano le opposizioni formulate, con atto numero 10558, dalla ricorrente alla quale si aggiungeva la stessa I.g.m. s.r.l. di Gela. Confermavano infatti “lo stretto legame esistente tra il Missuto, la cui famiglia è proprietaria della I.g.m s.r.l. di cui la ricorrente si è ordinariamente avvalsa per subappalti, e il signor Luigi Masciotta, già componente insieme al fratello e ad altre persone del cda della ricorrente”. Il Consiglio di Stato, adito dai legali dell'azienda romana, ha in parte mutato il verdetto emesso dal Tar Lazio: con decreto del 22 gennaio ed ordinanza del 22 febbraio ha sospeso la decisione di primo grado, fondando il ragionamento condotto su due punti. Anzitutto, il rischio per il futuro occupazionale dei lavoratori già impegnati nel cantiere dell'acquedotto, ed ancora l'intervento di talune modifiche nell'assetto societario della Safab s.p.a. Per tali ragioni, i giudici hanno richiesto alla Prefettura della Provincia di Roma maggiori approfondimenti circa l'attuale stato del gruppo. La cessione ad altra entità economica di un ramo d'azienda, infatti, dovrebbe comportare un definitivo sblocco dell'attuale impasse. I giudici amministrativi dovrebbero definitivamente pronunciarsi intorno al 15 luglio, anche alla luce delle eventuali nuove indicazioni fornite dalla Prefettura. Intanto, anche i lavoratori attendono notizie.

Rosario Cauchi

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