Accade in Sicilia
Inchiesta, approfondimento, commento, sulla Sicilia e sui fatti, eterogenei, che entro i suoi confini si compiono quotidianamente: questi gli obiettivi di una rubrica pensata allo scopo di saldare fra loro due importanti realtà, quella dell'antagonismo sociale e quella dell'analisi tipicamente giornalistica. |
Caci, La Rosa, Emmanuello, Fiandaca, cognomi tipici dell'area nissena, collegati ad appartenenze criminali scoperte nel corso degli anni dalla magistratura, “oggi-secondo l'associazione “Casa della Legalità e della Cultura”-dominano nei vicoli genovesi, zona prescelta allo scopo di continuare a gestire ricchi business, dallo spaccio di stupefacenti alla prostituzione”.
Sentenze e confische non hanno ridotto l'incidenza dei gruppi gelesi e riesini, sempre in prima fila nell'amministrazione dei mercati paralleli.
Il caso eclatante è quello del gelese Rosario Caci, presente nella zona ricompresa tra Liguria e Piemonte dai primi anni '80, condannato per traffico di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e associazione a delinquere di stampo mafioso, e destinatario di un provvedimento di confisca, risalente al 2005, di tre bassi ed un appartamento nel pieno centro storico del capoluogo ligure.
Leggi tutto: Dopo condanne e sequestri, la mafia gelese non molla Genova
Pubblichiamo un intervento di Valerio Marletta, militante di Rifondazione Comunista ed attuale Consigliere della Provincia di Catania
Lo Stato mi processa per aver partecipato ad una manifestazione di lavoratori. Il 16 dicembre 2010 la prima udienza. Dopo l'avviso di chiusura delle indagini preliminari dello scorso novembre, in questi giorni mi è stato notificato dalla Procura di Caltagirone il rinvio a giudizio per "violenza privata aggravata" ecc. La prima udienza del processo è stata fissata per il 16 dicembre 2010. Di seguito riporto una breve descrizione dei fatti. Non aggiungo altro visto che lo Stato ha deciso di spendere migliaia di euro per una "farsa" che puzza tanto di repressione delle lotte sociali. Un ringraziamento speciale va all'ex Capitano del Comando dei Carabinieri di Palagonia che mi ha generosamente segnalato tra i "sovversivi", intenti, quella mattina dell'estate del 2007, a lottare per la giustizia sociale. E' risaputo che a Palagonia i problemi sono rappresentati dai lavoratori che scioperano......
Il sottosegretario del Ministero dell'Interno Alfredo Mantovano è stato molto chiaro “da gennaio-ha ammesso qualche giorno addietro-gli sbarchi di immigrati sulle coste salentine sono triplicati rispetto allo scorso anno”.
Segno evidente di un mutamento in corso: si abbandonano le coste siciliane e si approda più a est, in Puglia e Calabria.
La conferma giunge anche dal giornalista Antonello Mangano, autore di inchieste e saggi sul tema dell'immigrazione forzata.
“La tratta Libia-Sicilia-dice-è, al momento, decisamente meno appetibile per gli organizzatori dei viaggi, sono aumentati i controlli e di conseguenza il business si sposta su quella orientale, normalmente i porti di partenza sono turchi e greci e l'arrivo avviene nei pressi delle coste pugliesi e calabresi”.
Leggi tutto: I migranti continuano a sbarcare....in Calabria e Puglia
I neolaureati dell’area dello Stretto non si erano mai illusi che con il Ponte avrebbero trovato stabile occupazione, ma certo non potevano immaginare che con l’avvio dei lavori sarebbero stati scippati dell’unica infrastruttura creata in ambito locale a sostegno di attività imprenditoriali giovanili innovative. Venerdì 10 settembre, nel cuore del Polo scientifico di Papardo dell’Università di Messina, andrà in scena l’ultima beffa dei Signori del Ponte. Un’intera palazzina dell’Ateneo, realizzata con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse», destinata a fare da “Incubatore” di 46 aziende di giovani imprenditori e ricercatori universitari, sarà convertita nei “Nuovi Uffici Direzionali del Ponte”. Vi s’insedieranno la società concessionaria Stretto di Messina, Eurolink (il consorzio general contractor per la progettazione e i lavori), il gruppo statunitense Parsons Transportation (impegnato nel “project management” dell’opera). Il cambio di destinazione delle finalità d’uso dell’incubatore mai nato avverrà con un “protocollo d’intesa” che l’Università di Messina firmerà alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli e del plenipotenziario Pietro Ciucci, commissario straordinario del Ponte e presidente ANAS e della Stretto Spa.
Leggi tutto: I tentacoli del ponte sul centro d'eccellenza dell'ateneo di Messina
Questo è stato il corteo No Ponte: un’invasione gioiosa e pacifica dei luoghi destinati ad essere stravolti dai cantieri del Ponte sullo Stretto. Un lungo e colorato serpentone ha percorso le vie di Torre Faro in un contesto di grande solidarietà certificato dalle tante bandiere appese ai balconi.
4000 mila partecipanti, in quella che è stata di gran lunga la manifestazione più numerosa svoltasi a Capo Peloro, hanno ribadito la contrarietà al “mostro sullo Stretto” definito inutile, devastante e fortemente costoso in termini di risorse pubbliche.
D’altronde la messa in moto delle trivelle e l’avvio del monitoraggio ambientale, seppure in un contesto di resistenza da parte della popolazione interessata, segnalano l’intenzione del Governo nazionale di volere insistere nel processo di continuo trasferimento di risorse pubbliche nelle tasche dei grossi contractor che si nutrono di appalti pubblici.
In questo modo, seguendo un iter lento, stanco e confuso, contraddistinto dai mille rinvii, viene tenuto aperto un canale di spesa che impedisce qualsiasi altra prospettiva per il nostro territorio.
Il corteo di Torre Faro ha dimostrato che il movimento che si oppone al Ponte e che chiede che le risorse ad esso destinate vengano utilizzate per infrastrutture prossime ai cittadini, per strade, ferrovie, per il potenziamento dei trasporti pubblici nello Stretto, per la messa in sicurezza sismica ed idrogeologica del territorio è in crescita.
Il 2 ottobre questo movimento sarà nuovamente in piazza, questa volta a Messina centro, in occasione dell’anniversario delle frane che hanno causato la morte di decine di persone nella zona sud di Messina.
Sarà quella l’occasione per chiedere che si ponga fine all’inutile scempio di territorio e risorse pubbliche che è il ponte e si avvii una significativa messa in sicurezza del territorio attraverso politiche condivise e partecipate.
Rete No Ponte
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