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Cultura: ??U STISSO SANGU. STORIE PIU? A SUD DI TUNISI? : Buona la prima!
Postato da frenco il Friday, 19 June @ 10:42:52 CEST (332 letture)
Secondo diversi benpensanti, tra i quali alcuni dei massimi esponenti della compagine di governo nazionale: eritrei, somali, etiopi, nigeriani, ma anche afgani, palestinesi, iracheni, sceglierebbero di sfidare la sorte, sostenendo viaggi massacranti, consci di poter conseguire, entro i confini della vecchia Europa, sicurezze economiche e sociali; addirittura taluni “think tank” conservatori non temono di propagandare la loro verità ufficiale, in base alla quale i passeggeri dei malconci barconi, oramai entrati nell’immaginario collettivo italiano, sarebbero individui dotati, fin dall’origine, di idonee capacità economiche, tali da consentirgli il pagamento delle ingenti somme di denaro richieste dai trafficanti di uomini.
Chissà cosa ne penserebbero i diretti interessati qualora venissero interpellati, magari alcuni minuti dopo essere sbarcati sul suolo italico, da uno zelante funzionario statale?
Tutti coloro che da anni si battono al fianco della popolazione migrante, però, sono ben consapevoli del modus operandi vigente sul nostro territorio, sideralmente distante dagli standard di efficienza e rispetto generalmente descritti.
“’U Stisso Sangu. Storie più a sud di Tunisi”, realizzato da Francesco Di Martino e Sebastiano Adernò, invece, alla stregua del neorealismo novecentesco, riesce a calarci in una sorta di realtà parallela, affiancata quotidianamente alla nostra, ma ignorata dai più, propensi a scagliarsi contro i nefasti effetti dell’ “invasione dei clandestini”, piuttosto che a interrogarsi sulle cause dell’arrivo di migliaia di uomini e donne in Italia.
Il raggiungimento delle coste siciliane costituisce, spesso, un vero successo inaspettato, frutto di settimane, quando non di mesi, di lunghi trasferimenti e di defatiganti sforzi; l’accoglienza, al contrario, non racchiude i valori di ospitalità e tutela dei diritti fondamentali, tipici della cultura democratica occidentale.
Ai nuovi arrivati, se scampati al nuovo stratagemma dei respingimenti in mare, teorizzato ed adottato dalla coppia Maroni-La Russa, non rimane altro che affrontare l’esperienza degli ex cpt (Centri di Permanenza Temporanea), oggi cie (Centri di Identificazione ed Espulsione), dispensatrice di un inequivocabile messaggio: “spetta allo Stato italiano individuare coloro che potranno accedere e quelli che, invece, dovranno essere espulsi”.
Guarda le foto della presentazione di Rosario Cauchi
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Siciliantagonista: Quando l?informazione ha un prezzo
Postato da frenco il Tuesday, 16 June @ 11:41:46 CEST (294 letture)
Il mondo della sana informazione in Sicilia sembra arricchirsi sempre di più. Nascono ogni giorno esperienze nuove, nascono blog antimafia, prendono forma esperienza come quella di U’cuntu.org. Telejato continua imperterrita ad andare in onda nonostante le minacce; molti giovani (e Siciliantagonista è la prova) provano a fare giornalismo dal basso, cercano di imparare dai pochi “veri” giornalisti siciliani. Ci si tira le maniche per non morire in una Sicilia ancora disgraziata.
Ma mentre sorgono nuovi segni di speranza Graziella Proto, ex amministratrice e redattrice della rivista diretta da Pippo Fava, “I Siciliani”, si sta vedendo pignorata la casa. 
Le cambiali che hanno permesso che dalle pagine de “I Siciliani” si denunciassero la mafia e gli intrecci loschi di certi ambienti le ha firmate Graziella.
Non solo lei ma buona parte della vecchia guardia del giornale diretto da Pippo Fava deve far fronte ai debiti, scontrandosi con l’indifferenza dei molti.
Riccardo Orioles, che di quella esperienza ha fatto parte, e Pino Maniaci, anima di Telejato, hanno lanciato un appello per non lasciare sola Graziella. “L'antimafia è bella e tutti appoggiano l'antimafia, si capisce: però le cambiali, oltre vent'anni fa, le ha dovuto firmare Graziella”, dicono i due.
La Proto ha dimostrato la sua testardaggine, la sua sincera voglia di fare informazione antimafia di nuovo qualche anno fa con una nuova rivista, “Casablanca”. Un punto di riferimento per molti.
Graziella e soci sono già stati lasciati soli tante volte e non lo meritano. E non meritano di essere lasciati soli, soprattutto, da chi sostiene, almeno a parole, la stessa lotta. Non meritano di essere lasciati soli dai sindacati, dalle forze democratiche, dalle varie esperienze di informazione dal basso, da ognuno di noi.
Sarebbe davvero intollerabile, come sostengono Maniaci e Orioles, “vedere una Graziella vittima della mafia (vera) e dell'antimafia (a parole)”.
Su www.ucuntu.org potete trovare le 4 idee per aiutare Graziella Proto.
Giorgio Ruta giorgioruta [at] siciliantagonista [dot] org
(commenti? | Siciliantagonista | Voto: 0)
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Cultura: ?U STISSO SANGU? , Storie pi? a sud di Tunisi - Prima nazionale a Catania
Postato da frenco il Saturday, 13 June @ 10:05:44 CEST (300 letture)
Immigrati, clandestini, irregolari: di queste ed altre definizioni si è profondamente impregnata la comune retorica nostrana, al fine di individuare una particolare categoria umana, disprezzata ed adoperata per meri scopi propagandistici.
Il migrante è colui del quale, per un motivo o per l'altro, bisogna diffidare; è necessario assumere comportamenti circostanziati nei suoi confronti, onde evitare possibili conseguenze negative.
Chissà se un simile ragionamento si è mai manifestato nelle menti, tutte proiettate al “duro lavoro”, dei molti agricoltori e proprietari terrieri siciliani pronti a disporre, a loro piacimento, di manodopera a basso, quanto non a bassissimo, costo, per la gran parte migrante?
Lampedusa, Portopalo di Capopassero, Pozzallo, Gela, Licata: realtà contraddistinte da un comune destino, legato indissolubilmente alle vite ed ai desideri di chi, indotto dall'originario istinto alla sopravvivenza, si spinge verso territori lontani, incapaci, però, di assicurare una vera salvaguardia.
Di tutto questo, e di altro ancora, si occupa “U stisso sangu. Storie più a sud di Tunisi”, documentario realizzato da due autori, Francesco Di Martino e Sebastiano Adernò, capaci di affrontare il tema delle migrazioni forzate e dei protagonisti di queste, con enorme riflessione, percorrendone le medesime strade e penetrando entro i recinti che li separano, drammaticamente, da un sogno accarezzato per miglia e miglia marine.
La quotidiana “routine” di centinaia di uomini e donne, provenienti principalmente da Africa e Medio Oriente, si presenta in tutta la sua precarietà, non solo fisica ma anche psichica, inducendo lo spettatore ad avviare un meccanismo mentale idoneo alla, seppur minima, immedesimazione.
Alle testimonianze provenienti dal centro di identificazione ed espulsione di Pian del Lago, presso il capoluogo nisseno, si affianca la cronaca dell'ordinario sfruttamento di vite, capace di protrarsi, da diversi anni, nel siracusano (Avola e Cassibile in testa), in mancanza di efficaci interventi istituzionali.
A quale miglioramento potrebbe aspirare un lavoratore migrante utilizzato, durante i periodi di raccolta, ad Avola così come a Cassibile?
Sole battente e terra rude assumono il ruolo di collante tra la vita lasciata alle spalle e quella accettata forzatamente.
Come se le costanti difficoltà patite nel corso dei lunghi viaggi non fossero sufficienti, vi si aggiungono tutte le proibizioni ed i vincoli fissati dai legislatori dei paesi dell'Occidente democratico: barriere ulteriori da affrontare, supportati, in ogni caso, dall'ambizione di non desistere tanto facilmente.
L'ultimo “rimedio” propagandato da una politica devota all'affronto piuttosto che alla condivisione, quello dei respingimenti, rafforza, invece, le scelte, accolte a livello europeo, tese all'innalzamento di barriere, prive di concreta materialità, ma in grado di rafforzare una distorta percezione dell'altro: talmente diverso da non poter aspirare al conseguimento di una piena personalità, giuridica e sociale.
Da Tunisi a Portopalo di Capopassero e viceversa, unico è l'obiettivo di chi soffre per aver smarrito ogni ragionevole prospettiva futura, ricominciare avendo le stesse opportunità di altri, senza dover patire discriminazioni derivanti dalle personali origini.
Alla guerra e agli stenti non può rispondersi con lo strumento della repressione, bensì con quelli dell'accoglienza e della comprensione.
Prima proiezione nazionale del documentario “U stisso sangu. Storie più a sud di Tunisi”, Lunedì 15 Giugno, ore 18, presso Monastero Benedettini, Catania.
Rosario Cauchi (Moltitudine) carmelocauchi [at] tin [dot] it
(commenti? | Cultura | Voto: 0)
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Manifestazioni: LA DISSIDENZA IN SCENA TRA LE STRADE DI NISCEMI
Postato da frenco il Friday, 05 June @ 19:49:00 CEST (310 letture)
“Non esistono certezze inerenti l'effettiva pericolosità del futuro Mobile User Object System, solo l'avvio dell'intera struttura potrà consentirci di pervenire a maggiori sicurezze”, queste, per sommi capi, le dichiarazioni rilasciate, nel corso di uno degli ultimi convegni organizzati a Niscemi sul tema Muos, da esperti universitari, presentatisi, evidentemente, con l'intento di difendere interessi consolidatisi.
La stessa opinione, evidentemente, non viene condivisa dalla popolazione locale e dai componenti del comitato popolare No Muos, intenti, oramai da diversi mesi, a sostenere una difficile battaglia contro la volontà delle autorità militari statunitensi, sempre più disinteressate ad un coerente esame della realtà locale e delle richieste di migliaia di persone.
Perseguendo l'intento, prioritario, di far risaltare le proprie ragioni, al fine di coinvolgere l'intera opinione pubblica, il comitato popolare No Muos, in questa occasione spalleggiato dalle istituzioni locali, ha deciso, bissando la manifestazione del febbraio scorso, di convocare tutti gli interessati per una lunga marcia, avente quale tappa finale l'ingresso dell'attuale installazione militare U.S.A., attiva fin dal 1991.
Il corteo, composto da una eterogeneità di soggetti politici e sociali, ha voluto esprimere tutti i dubbi e le relative opposizioni di una comunità stanca di subire passivamente scelte fissate dall'alto: già nel corso della manifestazione svoltasi lo scorso Febbraio era emersa, in maniera trasparente, del resto, la convinzione di ribellarsi ad un'espansione militare dai tratti allarmanti.
Il centro sociale Ex Carcere di Palermo, il Coordinamento Regionale contro il G8, il Movimento per la smilitarizzazione della base di Sigonella, gli studenti, Legambiente, accompagnati da altri interlocutori sociali, hanno costituito un fronte compatto, disposto a percorrere il tratto stradale che distanzia la città di Niscemi dalle già esistenti strutture militari statunitensi (poco più di cinque chilometri), per indicare scelte tendenti, decisamente, verso la completa smilitarizzazione.
Il futuro della Sicilia, come quello dell'intero territorio nazionale, non deve dipendere da entità militari, di qualsiasi tipo: lo sviluppo si lega, indissolubilmente, alla scelta di rifiutare guerre d'occupazione, destinate, inevitabilmente, a soggiogare popolazioni inermi.
Il governo nazionale, nella persona dell'attuale Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è dimostrato, al pari del precedente, privo di un qualsiasi interesse verso richieste provenienti dal basso: Niscemi, sotto questo profilo, segue l'esperienza di Vicenza, Aviano, La Maddalena, della Toscana. 
Purtroppo le stesse istituzioni locali, forse impreparate sul tema, si sono spesso dimostrate deboli e rinunciatarie: un esempio lampante proviene proprio dalla manifestazione di sabato, quando, giunti alla conclusione del tragitto, la parte del corteo vicino ai rappresentati politici locali, ha unilateralmente optato per non sostare innanzi ai cancelli d'ingresso della struttura della marina militare U.S.A., prediligendo un arrivo più “consono”, onde evitare rischi per la sicurezza pubblica; al contrario, le anime non controllate dall'esterno, presenti in gran numero all'interno del corteo, hanno democraticamente individuato, proprio in quei cancelli, la meta naturale di una marcia votata ad un messaggio opposto a quello espresso dai progetti neo-coloniali U.S.A., supportati da tutti gli Stati membri dell'Allenza Atlantica.
Di certo, pur in presenza di una partecipazione minore rispetto a quella preventivata in origine, Niscemi continuerà a lottare, servendosi dei tipici strumenti della democrazia popolare, per far prevalere l'interesse generale alla salvaguardia della salute: onde evitare di dover aggiornare il triste elenco delle morti cagionate dagli strumenti di guerra.
Rosario Cauchi (Moltitudine) carmelocauchi [at] tin [dot] it
Le Photo della giornata realizzate da Rosario Cauchi
(commenti? | Manifestazioni | Voto: 0)
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Cultura: Presentazione ''Come un uomo sulla Terra'' - Modica 1 Giugno
Postato da frenco il Friday, 22 May @ 16:09:20 CEST (310 letture)
Il Clandestino e Borderline Sicilia
presentano
Modica – Palazzo della Cultura – 1 giugno 2009 ore 19:00
COME UN UOMO SULLA TERRA
un film di Andrea Segre, Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer 
COMUNICATO STAMPA - Dal 2003 l’Italia chiede alla Libia di fermare i migranti africani diretti a Lampedusa. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne? E perchè tutti fingono di non saperlo?
Dopo 200 proiezioni in tutta Italia, e oltre 6.500 firme raccolte per una inchiesta parlamentare, arriva finalmente anche a Modica il film documentario che svela i retroscena della cooperazione italo libica contro l’immigrazione. Un tema estremamente attuale visti i respingimenti in mare al largo di Lampedusa. Che fine fanno emigranti e rifugiati una volta rispediti nelle carceri libiche? Ne discuteremo dopo la proiezione, con i giornalisti Gabriele Del Grande (Fortress Europe) e Roman Herzog (Radio pubblica tedesca). Appuntamento al primo giugno 2009, ore 19:00 al Palazzo della Cultura, in corso Umberto I, a Modica.
Il film è stato girato da Andrea Segre, Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer. Dagmawi oltre ad essere regista è anche protagonista del film. Studente di giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia, nel 2005 decise di emigrare a causa della forte repressione politica. Prima di sbarcare a Lampedusa ha attraversato il deserto e il mare, subendo le violenze della polizia libica. A Roma, grazie alla scuola di italiano Asinitas, ha imparato a usare la telecamera. E ha deciso di raccogliere le memorie dei suoi compagni di viaggio, per rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta accadendo in Libia, nei campi di detenzione finanziati dall’Italia.
Il film è una produzione Asinitas e Zalab, con il patrocinio di Amnesty International. Uscito nel settembre 2008, è stato premiato al Salina Doc Festival 2008, al Premio Don Luigi di Liegro 2008, al Festival del Cinema Africano di Verona, al Premio De Seta Per il Cinema Italiano e il Premio Provincia Solidale della Provincia di Roma. È stato inoltre selezionato nelle rassegne Mostra Internazionale del Cinema di Sao Paolo, Festival Cinemafrica di Stoccolma, Festival Batik di Perugia, Stati Generali del Documentario di Palermo, Visioni Italiane a Bologna, London International Documentary Festival, Fespaco a Ouagadougou (Burkina Faso), Festival Internazionale del Doc d'Abruzzo, Premio David di Donatello, Premio Casa Rossa - Bellaria Film Festival
Contatti
Il Clandestino: email ilclandestino1@gmail.com – telefono 3334902756
Border Line Sicilia: paola_ottaviano@yahoo.it - 3396586598
Maggiori informazioni
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com
http://fortresseurope.blogspot.com
www.ilclandestinonline.blogspot.com
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La Sicilia La Sicilia è difficile. Lacera persone e sentimenti e invade chi, per nascita o per scelta, si lega a lei. La Sicilia è difficile. La sua arretratezza sociale ed economica è una lunga distanza geografica e mentale che la spinge lontano dall’Europa. La Sicilia è crudele. Le atrocità della mafia sono un marchio d’orrore che tutti i siciliani si portano appresso come il numero impresso sulla carne degli ebrei dei lager. Non si può cancellare. La Sicilia è bellissima e dura col suo sole titanico e tirannico, la sua luce violenta, il suo mare che dipinge e colora l’aria e la rinfresca. Bellissima e morbida nelle sue lente sere odorose, ridondanti di brezze lievi e vestiti leggeri e di chiacchere indolenti, di luci lungo le coste, di cibi sensuali. La Sicilia è scomoda, ma viverla è possibile con orgoglio antico e altero. C’è chi crede che questa terra possa crescere e diventare moderna, civile ed economicamente evoluta senza perdere però le sue suggestioni, il suo fascino, la sua cultura. C’è chi lavora perch? ciò accada.
…dedicato a loro. Ai siciliani che crescono.
Leonardo Sciascia |
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Il Sab(b)ato del villaggio |
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